“Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare” (Gabriele D’Annunzio, "I Pastori"). Leggevo questa poesia quasi per caso, l’avevo quasi dimenticata perché la studiai alle scuole elementari, quando ero poco più che un poppante. Ebbene, settembre: un velo di tristezza riveste l’aria, raffreddata dai primi venticelli. Maiori si svuota, la stagione estiva volge al termine (anche se c’è chi si lamenta perché non è mai iniziata). Sta per cominciare l’autunno, stagione di quiete, che quest’anno si preannuncia più che mai accesa. Forse il caldo ha un po’ indebolito il pugno che mantiene la mia penna, forse è arrivato alla testa ed ha mutato il mio modo di approcciare alle cose. Scrivo questo post da pensatore tranquillo e dimesso, mi pongo domande così, ad alta voce, condividendole con i miei quattro fedeli (spero) lettori. I recenti fatti accaduti a Maiori hanno dato il via (con largo anticipo) alla campagna elettorale del prossimo anno. Ieri ho visto per strada il manifesto del signor Peppino Di Lieto, una delle menti più brillanti di Maiori, sicuramente più in mostra del sottoscritto che di strada da percorrere ne ha davvero tanta. Mi ha un attimo attratto quel suo invito a pensare al dopo “Stefano & C”, ovvero al futuro di Maiori per il prossimo anno. Circolano in questi giorni notizie, va di moda già da un pezzo il “toto-sindaco”. Ognuno esprime la sua ricetta, a suo modo, con quel pizzico di sapere popolare che mai guasta. Mi è difficile tante volte parlare con la gente, forse per la mia età, che di fatto mi rende difficile poter dialogare con persone anagraficamente più grandi di me. Ma in ogni discussione cerco di capire cosa è che manca in questo paese, perché c’è sempre quel filo di rassegnazione che fa della tornata elettorale una normale routine che prevede il mero passaggio (o conferma) di poteri fra amministratori, amici e clientele (senza offesa per nessuno, ma è un parere moooolto diffuso). Sono rammaricato nell’osservare che latita un sentimento che dovrebbe fare da padrone in vista di un appuntamento come questo che si avvicina: l’entusiasmo. Come fare, del resto, a non dare ragione a chi di entusiasmo non ne ha più. Vanno di moda solo e sempre gli stessi nomi, le stesse facce lavate, stirate, asciugate, riciclate: come fare a dare fiducia ad una classe politica consumata e priva di appeal? La risposta che do a questa domanda molto comune è semplice: rinnovamento. Rinnovamento vuol dire partire dagli errori del passato, dai fallimenti, dai passi falsi, per fare meglio, o quanto meno per provarci con persone nuove, con idee diverse. Mai mandare all’ospizio la vecchia guardia, la vecchiaia porta sempre saggezza, ma per cambiare rotta è più che evidente che occorre costruire un qualcosa di differente da quanto visto finora. Gli unici in grado di fare questo sono i giovani, le principali vittime del malgoverno dei decenni passati. Perché se in tanti partono o restano qui malvolentieri, la colpa è solo di chi li (ci) ha preceduti. L’unico metodo per cambiare le cose, cari miei quattro lettori, è farsi avanti, senza paura, senza remore: “Nessuno è nato sindaco”, dice Peppino nel suo manifesto. E’ così: non si nasce assessori, consiglieri, ma lo si può diventare. In questo mio post voglio rivolgermi ai giovani che lo leggono: non vi fa rabbia che il vostro paese sia caduto in uno stato di degrado permanente? Avete voglia di cambiare le cose con irruenza? Sono sicuro di si. Bene, se condividete quanto scritto da me, vi invito a commentare questo intervento, a scrivermi (ci sono i miei indirizzi e-mail nella barra a destra di questo blog), ad iscrivervi al gruppo “La Maiori che vorrei” su Facebook (Clicca qui per accedere al gruppo).Pubblico questo intervento non con la presunzione di chi vuol farsi catalizzatore di idee, francamente penso di essere l’ultima persona per poterlo fare, ma semplicemente per invitare tutti a vivere e a battersi per le cose che davvero si amano. Non so quante persone apprezzeranno questa mia riflessione a voce alta, ma spero che a qualcuno arrivi il mio messaggio. Come diceva Giovanni Falcone, “Il coraggioso muore una volta, il codardo cento volte al giorno”: aspetto commenti da una schiera di cittadini coraggiosi, i codardi lasciamoli morire nella loro indifferenza.





